130. Un ponte nel passato

[Londra, St Paul’s Cathedral, vista dal Millennium Bridge]

 

Il passato, in fondo, non è altro che l’alba dei giorni futuri.
(Tratto da Saggio sul passato e sul concetto di antichità, di Francesca Santucci)

129. Perché? (ad Eluana)

[Divaca, Slovenia]
 

Perché quando nasco ti dai da fare per farmi respirare?
Perché continui a coccolarmi e a controllare la mia crescita?
Perché vuoi che vada a scuola fino a 16 anni?
Perché appena divento maggiorenne divento un peso per te?
Perché non mi aiuti a trovare lavora?
Perché sposarmi e comprare casa è oramai proibitivo?
Perché mi inviti a morire sulle strade?
Perché vuoi che beva alcol?
Perché favorisci il mercato della droga?
Perché mi mandi a morire in guerra?
Perché mi sveni di tasse per non avere nulla in cambio?
Perché per avere una visita specialistica devo aspettare un anno?
Perché se mi curo nella tua struttura rischio di morire prima?
ed allora, soprattutto,
se non fai altro che mettermi i bastoni tra le gambe durante la vita,
Perché ti accanisci contro di me?
Perché non mi lasci morire in pace quando vado in coma irreversibile?


Commento Uno
Appunto: l’amaro calice della vita. Noi abbiamo il compito di sopportare ma, allo stesso tempo, io amo aggiungere quello di dare colore alla vita. Tu con le foto; ognuno di noi con qualche altre forma espressiva.

Commento Due
Esprimi una ingenuità da puro. O da paura. Sei convinto che lo Stato, la Società e la Chiesa esistano per dispensare la felicità. Nel miglio verde ti sorvegliano a vista per evitare il suicidio: non puoi, devono ucciderti loro. La religione cattolica erge il dolore e la sofferenza a valore, più soffri meglio è: questo per loro è il rispetto della vita. La società ti cura per renderti cittadino, lavoratore, contribuente, soldato… per una propria utilità e per il profitto. Non disponiamo di noi stessi, enti superiori, padri autoritari e tutori super individuali ci hanno preso in consegna e interferiscono sulla nostra vita anche negli aspetti più intimi in cui non si giustifica una logica sociale. La vita ti abitua a carezze ruvide…

128. La crisi della Stock e l’alcol per i nostri ragazzi

S[Fiori di capperi sul sentiero Rilke]

 

Vuoi per il mese d’agosto scarno di grandi scoop, vuoi per il periodo che mi tiene forzatamente fermo a casa nel tardo pomeriggio sera (il mattino devo prendere in giro Brunetta), mi ha colpito una notizia passata in sordina. A Trieste si sta trattando per il futuro della storica leggendaria Stock. L’industria di liquori fondata da Lionello Stock nel 1884 e venduta, negli anni ’90 alla tedesca Eckes, è stata a sua volta venduta, lo scorso anno, al colosso finanziario statunitense Oaktree. La Oaktree, che pone a fondamento della sua filosofia finanziaria il motto “se eliminiamo i perdenti, i vincenti baderanno a loro stessi”, a metà luglio ha comunicato l’intenzione di trasferire gli uffici amministrativi e commerciali della Stock da Trieste a Milano; i 40 dipendenti delle aree interessate dovranno scegliere tra il trasferimento e il licenziamento. Qui in città siamo tutti mobilitati. Stiamo somministrando Limoncè e Keglevich ai nostri ragazzi, per aumentare il consumo e far produrre di più. Sì, perché uno dei punti della trattativa che vede impegnati il Prefetto di Trieste, il Presidente della Provincia di Trieste Poropat ed il sindaco Di Piazza in persona è proprio una produzione minima di liquore. Io sono d’accordo. Anche un solo posto di lavoro perso è una tragedia per una famiglia. Ma il mercato del lavoro non è un benefattore. Io ho visto chiudere la mitica Ansaldo, altro colosso fondato da Giovanni Ansaldo alla fine dell’800 e svenduta agli americani nel 2001, Asi Robicon. Dopo ben 14 anni di attività, prima che mi chiedessero il trasferimento al gruppo Riva Ilva di Taranto, ho barattato per l’ennesima volta il mio Know How, mi sono rimesso in discussione, ho accettato un nuovo lavoro ed ho preso la via di Trieste, 1050 km di distanza dall’ambiente che avevo costruito con amore e passione. Ora 40 triestini chiedono di non spostarsi a Milano, 400 chilometri, e di aumentare la produzione di alcol. Potrei sembrare cinico e spietato, ma la legge del mercato, il capitalismo impone certe scelte. Non possiamo indignarci e far finta di soffrire per un evento così “catastrofico”. Altrimenti l’unico rimedio è quello di aumentare il consumo di alcol. Non ne abbiamo già abbastanza? Non possiamo riciclarci? Una chicca! Le industrie che producono bevande alcoliche propongono pubblicità e campagne per conquistare il pubblico minorile, fidelizzano il cliente sin dall’età scolare, e poi la Stock ti chiede di cliccare sul pulsante “SI” per entrare a visitare il proprio sito, in risposta alla domanda: “Può accedere a questo sito solo chi ha compiuto 18 anni e può consumare alcolici (clicca sull’immagine per accedere al sito)”. IPOCRITI!

Commento Uno
I soliti ricatti dell’imprenditoria, Vuoi conservare i posti di lavoro? Allora xyz. Profitto, difesa del lavoro, ipocrisia. L’alcool uccide ma è una sostanza della nostra tradizione non come la ben più innocua marijuana. L’alcool uccide ma fa profitto, quindi Libiam nei lieti calici!

Commento Due
E’ vero, non bisogna cedere ai ricatti né, per colpa di essi, venire a patti con la nostra coscienza. È un problema pubblico, quello del lavoro, checché i politici vogliano convincerci della dimensione privata dei contratti e dell’economia. Sta ai dirigenti scegliere e, nella scelta, tutelare il lavoratore al pari trattamento quo antes. L’etica del lavoro è un argomento complesso, troppo legato alle ragioni economiche ed allo stato delle cose del paese: se te lo puoi permettere, fai battaglie. Il mio amico, potendo, s’è licenziato da un’industria di fabbricazione di armi. Ma se non te lo puoi permettere, lascia che la colpa se la prendano altri: “tu” non uccidi il fegato dei ragazzini perché sei un dado del sistema.

127. Blu notte

[Croazia, Isola di Zut dopo il tramonto]

 


In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia. L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
(tratto da Posso scrivere i versi più tristi stanotte, Pablo Neruda)

126. Lezione di triestino estremo

[Piazza Ponterosso]

 

Da provare!Vi propongo questo gioco di parole doppie, che nella lingua di Trieste ha un senso. Potrete così mettere alla prova la vostra conoscenza della triestinità o migliorarla. Buon lavoro.

Ara-go-sta Aragosta (guarda ho quest’aragosta)
Cibo Cibo (rubo cibo)
Fe-sta Festa (fate questa festa)
Forè-sta Foresta (bucate questa foresta)
Frego-le Fregole (rubo le briciole)
Go-la Gola (ho la gola)
Go-n-fio Gonfio (ho un figlio grasso)
Go-na Gona (ho una gonna)
Lecarte Le-carte (leccarti le carte)
Ma-chi-neta Machineta? (ma chi pulisce la macchinetta?)
Ma-la-ga Malaga? (Ma ce l’ha malaga?)
Ma-sè Masè? (ma c’è Masè? = catena negozi alimentari di Trieste)
Mato-nela Matonela (persona sulla mattonella)
No-se-le Nosele (Non ci sono le noccioline)
Portè-le Portele (Portate gli sportelli)
Riodè-la Riodela (girate la rotella)
Ruco-la Rucola (tiro la rucola)
Sara-go Sarago (Sara, ho un sarago)
Sto-rico Storico (questo ricco storico)
Su-sta Susta (su questa molla)
Ti-nel Tinel (tu nel tinello)
Ve-laVè-la Vela (vi lavate la vela)

125. Lezioni di disegno

 [Brasile, bambine leggono sull’uscio di casa]

 

Anzitutto dipingere una gabbia con la porticina aperta dipingere quindi qualcosa di grazioso qualcosa di semplice qualcosa di bello qualcosa di utile per l'uccello appoggiare poi il quadro ad un albero in un giardino in un bosco o in una foresta nascondersi dietro l'albero silenziosi immobili. A volte l'uccello arriva presto ma può anche impiegare degli anni prima di decidersi. Non scoraggiarsi attendere attendere se è il caso per anni la rapidità o la lentezza dell'arrivo non ha nessun rapporto con la riuscita del quadro. Quando l'uccello arriva se arriva osservare il più profondo silenzio aspettare che l'uccello entri nella gabbia e quando è entrato chiudere dolcemente la porta col pennello poi cancellare una dopo l'altra tutte le sbarre avendo cura di non toccare nessuna piuma dell'uccello. Fare quindi il ritratto dell'albero scegliendo il ramo più bello per l'uccello dipingere anche il verde fogliame e la frescura del vento il pulviscolo del sole e il fruscio delle bestie dell'erba nella calura estiva e poi aspettare che l'uccello si decida a cantare.

(Jacques Prevert, Per fare il ritratto di un uccello)

124 . Campagna per la prevenzione contro lo SCAZZO da lavoro

[Venezia, pressi Piazza San Marco]

 

Sms in arrivo: “Prima parte andata… Ma mi sta scendendo una stanchezza…”
Rispondo: Non dimenticare ciò che sei, ciò che hai. Non facciamoci spegnere dal lavoro e dal forte senso di responsabilità!
Campagna per la prevenzione contro lo SCAZZO da lavoro

123. Pensavo di non doverne parlare più. Le belle di Pechino diventano modelle, con una grande eccezione

[Cuba]

 

Si. Lei, proprio lei. La Valentina Vezzali. Non è stata proposta per gli scatti dei fotografi a Roma. Perché? Forse avranno letto il mio blog e quello di tutti coloro a cui lei non era “simpatica”. Ecco la notizia. Le belle di Pechino dopo le Olimpiadi, la Granbassi (scherma) e la Franco (giavellotto) a Roma per la Human Race. Alle Olimpiadi ci sono andate per il talento, ma la bellezza ha contribuito a renderle famose. E così si sono riunite per un servizio fotografico in occasione della corsa organizzata da un importante marchio sportivo. Ragazzi. Ditemi che avete scelto la Grambassi e non la Vezzali, perché quest’ultima ha la bocca storta. E sì che l’abbiamo “potuta vedere” la Valentina a commentare il dopo partita Inter - Roma, duettando con Moratti e compagni. E si che l’abbiamo “potuta godere” sabato scorso al fianco di Valentino Rossi, durante le prove a Misano, del Gran Premio di San Marino. Giustizia è fatta. Almeno le foto da modella no, quelle no!

122. Pensieri nascosti

[Firenze, Arno]

 

Chiusi pensieri in abissi profondi temon la luce. Fuggon possibilità di divenir realtà.

Commento Uno
Un fascino nero inghiotte la bellezza che non svanisce, muta

121. Tanti saluti da Aldo, mio padre!

[Hamburg]

 

Mio padre era sul punto di lasciarci. La lucidità del giorno prima. Ci chiama. Chiama tutti noi figli, e ci dice. Telefonate. Chiamate tutti i miei amici. Li voglio salutare. Voglio abbracciarli tutti. Non possiamo papà, non è possibile, non abbiamo tutto questo tempo. Ti assicuriamo che lo faremo. E continueremo a farlo. Qualche tempo dopo mi trovavo in centro città. Sapevo che mio padre era solito frequentare il bar Trento. Ero al sud, per cui non cercate di capire dove si trova il bar Trento. Entro. Il padrone non mi conosce. Gli dico: sono Sabatino, il figlio di Aldo, il maestro. Mio padre la saluta tanto. Ho continuato a farlo. Oggi il mio blog mi permette di salutare ancora coloro che non ho potuto raggiungere. Se nel 1994 ci fosse stato almeno questo livello di comunicazione, quel pomeriggio ci saremmo connessi e forse in chat avremmo salutato tutti in un solo momento? Nessuna mestizia, nessuna malinconia. Non l’ho mai avuti, sebbene lui continua a mancarmi, perché sono conscio di ciò che è successo. Ma una sola cosa, adesso, per tutti voi: Tanti saluti da Aldo, il maestro. Mio padre! Ps: il cuoco di bordo, sulla nave militare, veniva chiamato maestro!

Commento Uno
Se ci fossero stati i blog, non avresti potuto vedere i loro occhi illuminarsi nel ricordo e far crescere il tuo cuore.

Commento Due
un saluto da parte anche di chi , magari da lontano, ricorda ancora. Ciaooooo

Commento Tre
Ggrazie aldo, di aver generato un uomo, così com’è….bello dentro.

Commento Quattro
Solo questa riflessione…. L’essere vissuti significa aver contato per qualcuno. Significa essere stati, per una persona, l’inizio di tutto e la fine di qualche cosa. Un giorno, un’ora, che importa. Si è esistiti per e attraverso un altro.

120. Uso improprio del blog? No! Bollettino medico

[Brasile, Salvador de Bahia, dal meccanico]

 

Coloro che mi conoscono in carne e ossa, sì perché io esisto, sanno che l’8.8.8 (non doveva essere una data fortunata? Ah no, solo per i cinesi!) ho subìto un incidente con la mia moto, la rossa Yamaha Fazer 600. Sotto una pioggia da uragano, purtroppo, un auto mi ha tagliato la strada. Quasi da fermo, tocco leggermente la leva del freno anteriore, per abitudine. Mai farlo quando piove tanto! La ruota si blocca, la moto si gira e comincia a scivolare sulle due ruote. Finiamo la corsa, io e la Fazer, sbattuto per terra. Mentre lei (la moto) va a fermarsi qualche metro più avanti, io parto dalla parte opposta, strisciando sull’asfalto viscido e finisco la mia corsa sbattendo il capo contro la ruota di un auto che procedeva in senso opposto. Non male come dinamica. Mi alzo, accuso la botta sul fianco sinistro e cerco di rincorrere l’automobilista che, però, si defila dalla scena dell’incidente sparendo nella pioggia. Nessuno riesce a prendere i suoi dati (santa patata, oltretutto quest’anno è il suo internazionale, l’anno della patata). Vengo soccorso, da molti autisti. Non esagero, confermo molti, oltretutto si è formata una colonna di auto ferme sia qua sia di là. Mi riprendo e faccio una cosa che non devo mai più fare e non “dovete” mai fare. Impaurito e frastornato, sono tornato a casa, con ansia e con molta attenzione ho preso la via del nido. Tremavo ancora. Ma non volevo chiamare l’ambulanza e non ho preso i nomi dei testimoni. Non fatelo mai, avrei potuto avere conseguenze tali per cui ora non sarei qui a scrivere. Vi ho porto il fianco, vabbè! Ho capito che sarebbe stato meglio chiudere l’8 agosto. Invece ora riporto il risultato di due esami diagnostici. Avete un grande privilegio. Ecografia muscolotendinea: “L’indagine mirata alla spalla sinistra, mette in evidenza una riduzione dello spessore e della convessità della cuffia a livello del tendine del sovraspinato per parziale rottura (nota di saba: sfilacciamento), spessore di 3 mm; consensuale inspessimento della borsa sottoacromion-deltoidea con stria ecopriva nel contesto da riferire a borsite (spessore di mm 5). Normale il tendine del capo lungo del bicipite. Radiografia emicostato sinistro: “Frattura leggermente scomposta dell’VIII costa sinistra, in ascellare medio posteriore”. Prognosi 45 giorni, niente operazioni. Ma Brunetta non mi avrà, io mi curo e mi “convalescio” (presente indicativo di “fare la convalescenza") sulla mia poltrona d’ufficio. Tanto… fermo devo stare! Bene! Perché ho scritto questo post? Ho usato il mio blog per poter dire a chi chiede di me di passare di qua e leggere i dettagli dell’accaduto e della situazione. Per il resto chi avrà la fortuna di incontrarmi ancora, lo vedrà di persona. Chi non potrà spero non si morda le mani e riesca a sopravvivere. Ciao mortali.

Commento Uno
VFC mortale! I bollettini medici come i VIP ricoverati… sbrigativo e pragmatico, ma non basta. Dovrai ripetere tutti particolari nei secoli dei secoli, fino a guarigione. Adios Lowlander

Commento Due
Meno male che hai salvato il culo!

Commento Tre
In riferimento al salvataggio del culo e se come asserito è usato prevalentemente con la sedia dell’ufficio, così può salvarsi dal controllo “Brunetta” cosa sarebbe successo in caso della malaugurata rottura? Niente lavoro e niente dopolavoro. Non potendo sedersi non gli rimaneva che stendersi sul letto, e a pancia in giù, continuare a scrivere cazzate sul blog. La posizione per altro usuale, nei momenti di intimità, avrebbe provocato un’ulteriore danno alla già confusa psiche del poveretto. Passando per il Ponterosso farà bene a portare un cero nella famosa chiesa di S. Spiridione, localmente conosciuta come “dei s’ciavoni”. Con gli auguri di pronta guarigione saluti Platinette.

Commento Quattro
Forza Saba!!!Con santa patata e tanta patata le cose miglioreranno.

Commento Cinque
io dico che devi appendere la Fazer al chiodo…..e poi daiiiiiiiiii la Fazer è da ragazziniiiiiii!!!!!! un bacione grosso!!!!!

119. Linee sinuose

[Campagna dell’Istria, in primavera]

 

L’energia vitale ritorna alla luce dalle profondità della terra. Vola il Drago. È un risveglio di tendini e sole.

118. Cosa lega il mio blog al mio amico iraniano "in Iran”

[Barceloneta]

 

Perché avere un blog? Non lo so. Eppure lo so. Devo capire. Io sento di voler parlare con tutti in un abbraccio universale. Tutti coloro che mi hanno conosciuto nella mia vita e coloro che non mi conoscono ancora. Tutti coloro che vogliono sapere ancora di me o intorno a me e possono contattarmi attraverso la rete delle reti, ovunque essi siano. Ero in Iran. A Mobarakeh. Un piccolo paesino di agricoltori sull’altopiano a 1900 metri, al centro dello stato persico. 400 chilometri a sud di Teheran e 60 da Esfahan (la città giardino, vecchia capitale dell’Iran). Era il 1991, vi ho lavorato per circa 2 anni. Avevo conosciuto il fotografo del villaggio. Un ragazzo sposato, la cui moglie non ho mai conosciuto, perché in Iran non è possibile una cosa del genere. A parte il rapporto cliente fornitore, si usciva spesso insieme. Mi portava con lui per farmi conoscere luoghi e persone. Una volta per segno di stima mi prese la mano mentre camminavamo. Io gliel’ho sfilata. Al suo terzo tentativo, gli ho detto che per noi occidentali non era naturale, tra uomini, camminare tenendosi per mano. Al più, viste le mie origini del centro Italia, potevo prestargli il braccio. Quando andai via da quel posto, non vedevo l’ora di lasciarli. Di tornare a ciò che pensavo fosse la civiltà, per poi ricredermi molto presto e rimpiangere quella “genuinità”! Ma avevo un cruccio. Non avrei più rivisto i miei amici iraniani e il mio amico fotografo. Prima di partire, nel momento consapevole dell’addio, gli regalai la mia cravatta. Ancora oggi, c’è qualcuno che torna dopo un periodo di lavoro da quelle parti. Si tratta per lo più di genovesi che non conosco. Io sono fuori da quell’ambiente da più di 7 anni. Ebbene, questi tecnici genovesi fanno di tutto per cercarmi attraverso vecchi colleghi in comune. Per dirmi che hanno conosciuto un fotografo a Mobarakeh il quale, scoprendo di trattare con italiani, chiede loro: “Conoscete Sabatino? Mandategli i miei saluti”. Come se in Italia ci conoscessimo tutti, tra quelli che lavorano nella sua acciaieria. E questo mi riempie il cuore. Non poteva lasciarmi il suo indirizzo e non poteva ricevere posta, non aggiungo altro per rispetto a quella gente. Chissà se attraverso internet riuscirà un giorno a leggere il mio blog e a contattarmi. Ecco. Questo è uno dei grandi motivi per cui scrivo in questo spazio e perdo del tempo “prezioso”!

Commento Uno
Nessuno può avere un motivo migliore di questo! Direi che è tempo investito bene. Se puoi, continua

Commento Due
Quanta cura e rispetto metterò nel sfogliare le pagine del tuo diario. Perché è tuo e anche se lo hai aperto non devo scarabocchiarlo! Quanta attenzione metterò nel leggere le parole, perché so che nascondano un impulso vitale. Ogni parola ha un peso .

117. Ci abbiamo provato, una volta è andata, le altre no

[Screenshot della pagina di OK Notizie, di Virgilio]

 

Due blogger iscritti a OK-Notizie rendono pubblico il testo della loro chat! Rivelano i loro sforzi per raggiungere la prima pagina e, si trovano 15 ore in prima pagina, karma raddoppiato. Non è uno scherzo, tutto registrato da GMail Chat e nessuna censura. Sababo - Piove un casino anche lì? Qui temporale. Hai visto il commento al post della Idem? Uno spam in piena regola, Inviato alle 22.17 di sabato
Piero - dunque?
Sababo - Ho pensato di lanciare su OK-Notizie il post della Idem e della Vezzali, un raffronto tra le due “nostre signore delle medaglie”Piero spara il tuo colpo migliore
Sababo - vado, i fulmini fanno abbassare la tensione e si spengono gli apparecchi per un attimo, si spegne il router, ma non il pc
Piero - dadorotto ok, anonimo ok, mieali ok, lapena ok,
Sababo - cavolo Sono già al 3° posto! Beh, a quest’ora è facile Per modo di dire
Piero - Non è mai facile, sei grande Sababo Però meglio postare ora su OK-Notizie che le mattine feriali, e poi il titolo è importante, deve bucare
Piero - si però hai presi voti da altri utenti
Sababo - Però mi ha ispirato veramente quella donna, la Idem, tanto stile
Piero è il tuo idolo la Vezzali, il tuo prossimo Blog segreto si intitolerà Vezzali Vai a spigolare! Vai a palla, voti a pioggia Secondo me resterai tutta la notte in prima pagina
Sababo - Quella cappera di Vezzali ha occupato il primo posto per numero di post scritti da me sul mio blog Comunque ci vuole il tuo spunto iniziale, il tuo voto, ne sono certo
Piero - Perché quello con 7 voti ti è davanti? Rimane un meccanismo misterioso! No ci vogliono tanti voti tutti insieme
Sababo - Vado a controllare, devo far votare ancora Serena Ma lo farò più’ tardi
Piero - Non aspetterei troppo
Sababo - Quello è davanti a me con meno voti forse perché c’è l’Abruzzo di mezzo?
Piero - Ganza
Sababo - Allora dico a Serena di votare, così spariamo tutte le cartucce
Piero - E poi aggiorna i KI? (unità di misura della KIavata) Sei giunto a 15 di karma, almeno un decimo è sicuro, ma non eri quello che volevi abbandonare OK-Notizie?
Sababo - Si, abbandono tutto
Piero - Come puoi lasciare un posto con un utente che si chiama tettelunghe e che ha il doppio del tuo karma? è un affronto
Sababo - Il fatto è che oggi ho scritto un po’ di post, ogni volta che avevo un’idea che pensavo dovesse essere condivisa la buttavo lì ed ora ne ho in canna ancora 3 Chiiiiiiiiiiii?????? TETTELUNGHE?
Piero - Una utente da votare fisso
Sababo - La metto tra i preferiti, ma ho paura sia un mascio
Piero - Però furba, anzi furbo
Sababo - Ho scritto mascio, forse un lapsus, avrò voluto dire moscio?
Piero - Io sono moscio perché ho un sacco di visite ancora oggi per la storia del medagliere… mi sono rotto con tutte le belle cose che scrivo proprio quella cacata. Un tormento
Sababo - Mi fai scoppiare dal ridere, questi che mi sono vicini non capiscono che cavolo sto facendo qui Magari crederanno che Piero sia il nome d’arte di Samantha
Piero - Parli della famiglia? tua sammy
Sababo - Si
Piero - Ormai lo sanno che ti masturbi solo con i bit….sababo ha detto no alla fica e sì al mac
Sababo - Bit, pisellino, tutto tra … “piccoli” Mac checcavolo!!! Ti rendi conto di ciò che mi fai fare…. La chat! Neanche ai tempi d’oro e neanche con le “femmine”!!!
Piero - Sei autoironico perché la Vezzali tira più di un pel di prima pagina. Sei ancora in prima pagina, è la tua sera
Sababo - Ehi, stanno arrivando voti veri. Si, la Vezzali deve stare antipatica a molti, solo che i mass media non possono dirlo!!! Venduti
Piero - Comunque deve essere vera la teoria di tutti i voti subito, 3 minuti per sfondare. Comunque ho letto in giro delle tecniche. Rischiamo il bum
Sababo - Ho visto gente con 11 mila punti di karma..
Piero - Il massimo che ho visto è 12 mila, gente che non fa altro da 5 anni
Sababo - Sono certo che sfonderai, sarai il re delle Alici, di Alice, di Virgilio, il bello della rete, ed io ti darò una mano
Piero - Non ci tengo……Ma chi ci crede! Gente in prima con 2 voti, mah! La cosa puzza!
Sababo - Si, stavo controllando proprio adesso, mah! Questo è il motivo per cui mi viene da dire che è tempo perso. E’ un po’ come con i concorsi pubblici. A volte ci provi per vedere se uno normale, senza raccomandazione, può entrare nel limbo degli eletti e rompere le scatole
Piero - Può accadere ma si rischia i calli da mouse
Sababo - Infatti
Piero - Comunque una mossa degna di te sarebbe pubblicare questa chat domani sul blog e proporla su OK-Notizie!!!!!!!!!!!!!!!!
Sababo - Quello dietro di me con quel titolo e notizia del cavolo: ha solo 2 punti e 8 di Karma! Hai capitoooooooo!!!!!!
Piero - Deve essere molto cliccato e poco votato o è tutta una mafia
Sabato - Mandiamo a Kagare tutti e chiudiamo in grande stileS i, MAFIA
Piero - Io penso di insistere ancora. Maestro sei da 30 minuti in prima pagina. La mia signora dorme.
Sababo - Ed ora che hai avuto questa grande idea di copiare e pubblicare è meglio chiudere qui, altrimenti la cosa potrebbe essere condizionata. Tutto ha un senso quando viene registrato lo scambio genuino, senza interferenze. TU CHIARAMENTE DEVI CONTINUARE AD ESSERCI su OK-Notizie, io ci sarò a spot , cercherò qualcuna che mi impegnerà più di OK-NOTIZIE
Piero - Allora buona notte passo e chiudo
Sababo - Domani pubblichiamo
Piero - Yes
Sababo - Godi la tua signora
Piero - Arigatoa
Sababo - A rigatoni
Piero - La mia signora gode del sonno, 0 ki
Sababo - Anche stanotte niente KI, e la media chiavate va a farsi fottere. CiaoPiero Basta!
Sababo - Piero!!!!!Sono al primo posto dopo 1 ora dal post, grande, abbiamo battuto i tipi con 2 voti!!!


Commento Uno
Anonymous ha detto: 27 agosto 2008 alle 10:06 - UAHUUUUUUU, due nerds all’attacco ;)

116. Tramonto azzurro

[Croazia, Motovun]

 

Dall’alto del sentiero si vede la valle e cime lontane ai margini della pianura, come pallidi scogli in riva a una rada – si pensa com’è bella, com’è dolce la terra quando s’attarda a sognare il tuo tramonto con lunghe ombre azzurre di monti a lato. (tratto da “Sentiero” di Antonia Pozzi)

115. La selezione naturale della società umana

[I miei due cuccioli d’uomo, Aldo e Silvia]

 

Incidente di Anzio, il giovane ventenne, alla guida di un veicolo in stato dopato (cocaina), salta corsia e prende in pieno l’auto guidata da una giovane donna incinta. La donna e il proprio bimbo muoiono. Lui ora è in stato di fermo. Tutti indignati. Leggo dei quasi 7 mila morti sulle strade ogni anno in Italia. La guerra in Iraq in tutti questi anni ne ha provocati di meno. Tutti indignati. Quando rifletto su queste notizie, ben conscio di essere una potenziale vittima e non uno spettatore con diritto di commento (ironia della sorte, sto passando l’agosto a casa per 2 costole e la cuffia dei rotatori rotta a causa di un incidente stradale), quando leggo queste notizie mi indigno anche io. Per l’ipocrisia della società. Nonostante i progressi della tecnica e della medicina, lo Stato ti assiste e garantisce che tu nasca sano e nel migliore dei modi possibili. Ti porta per mano per qualche anno. Poi, ad un certo punto, non ti vuole più vedere. Sei un peso per lo Stato. Il lavoro, la casa, la sanità. Troppa roba. E così si ripropone ciò che accade in natura. La selezione naturale. L’animale ti fa nascere. Ti garantisce assistenza e insegnamento finché non ti rendi indipendente. Poi ti fa spiccare il volo. Da quel momento sono fatti tuoi. Sei pari al genitore. Sei un competitore. Viene cancellata la maternità, la paternità era solo una questione di imprinting! Dal primo stentato volo è solo questione di Selezione Naturale. Ed allora perché indignarci? Perché far si che tutti possiamo vivere 150 anni sani e felici e magari non morire mai? Dopo i 18 anni, se non anche prima, sei solo un problema. Io, Stato, devo cercarti lavoro, una casa, una sistemazione felice, devo accompagnarti alla pensione e portarti il cibo alla bocca ancora dai 65 anni in su… E no eh!!!! Ma quanto ne vuoi? Non posso pensare a tutto io! E così lasciamo che ci si droghi senza un legge anti-proibizionismo. E così lasciamo che ci si ammazzi con l’alcol, incoraggiandone l’uso sin dalla tenera età, con spritz e bacardi rum. E così ti lascio morire per le strade in nome del consumismo e del capitalismo. Pessimismo? No! Riflessioni!!!

Commento Uno
I cuccioli vanno protetti, tutte le specie animali lo fanno. Poi che vinca il migliore. Politicamente ti si potrebbe accusare di volere uno stato paternalista. Ma il tuo discorso è interessante, da approfondire. Io mi limito a dire che non riesco neanche più a indignarmi per il fatto che l’economia vince sull’uomo e che siamo allevati per il bene del consumo collettivo. Io rimarrò sempre cucciolo.

114. Omaggio a Usain Bolt, l’uomo che vola con le gambe

[La ruota di Silvia a Taranto, viale del Tramonto]

 

È uno spettacolo vederlo correre. La disinvoltura, la plasticità. E’ elegante, per nulla rigido. Si diverte, gesticola, balla per festeggiare. Un uomo senza formalismi. Lontano dai musi grigi di chi si prende sul serio e conosce i propri limiti. E, proprio per questo, criticato dal presidente del Cio, Jaques Rogge. Si! Rogge ha contestato a Usain il fatto di irridere gli avversari e non rispettarli, per non averli salutati alla fine delle gare. Un’altra dimostrazione di come l’eccezionalità, ma ancor più la “semplicità” grida allo scandalo. Sei fuori standard e quindi pericoloso. Lui, Usain, dice che non è così, e noi glielo riconosciamo, perché si vede che è naturale e per nulla arrogante e presuntuoso. Usain Bolt, un cognome, un destino. In giamaicano vuol dire “lampo”. Ed allora di cosa ci meravigliamo? Da piantatore di caffè alla ribalta dello sport e nella storia della corsa. I suoi record sono destinati a rimanere in piedi per almeno un decennio. E pensare che nella gara dei 100 non aveva forzato. Aveva mollato agli 80 metri, guardandosi in giro e gesticolando con le braccia, continuando la corsa per inerzia. Avevano detto che le sue gambe erano troppo lunghe. Invece è un antilope, un lampo. Impersona il sogno dell’uomo che vola. Lui lo può fare. Non vola con le ali. Ma con le proprie gambe!

113. Un altro giro di giostra

[Parigi: Giostra davanti alla Torre Eiffel]

 

… su quel cavallo bianco, lui ha girato e dondolato a suo piacimento senza che nessuno si preoccupasse se avesse o no pagato il biglietto!

112. Chi !!!!!!????? No, no “Chi", ma CHI!

[Amburgo self]

 

C’è stato un periodo in cui quando non capivo una frase, un’affermazione dell’interlocutore, vuoi per il tono di voce troppo basso, vuoi per l’assurdità della cosa detta, io rispondevo: CHIIIII!? Uno di quei tormentoni simpatici che ti porti dietro per un po’, che ti avvicinano con complicità alla persona con il quale comunichi. Una volta mi ricordo che con il mio caro amico Franco di Napoli, ero a Milano, trovammo il modo di dire: Capisci! Dicendolo, trascini la prima “i” allungando la bocca a proboscide per dire la sillaba “sci”. La mano continua la gestualità. Uno spettacolo.… Mi stupisco di te, lettore, che in questo momento stai continuando a leggere… Ma il bello viene adesso. Ora voglio parlare della CHI greca, la X, stilizzando. Era il tempo dell’Ansaldo. Tanti omaccioni in giro per i cantieri siderurgici. Solo uomini. Ovunque uomini. Ed allora, ancora di più se ci si trovava all’estero in posti sperduti e dimenticati dagli uomini (altopiano iraniano, per esempio nel cuore nella nazione), i momenti di distrazione erano motivo di generazione casuale di cazzate! Ci era venuto in mente di stabilire quale fosse l’unità di misura della “scopata”. Si dai! Non storcere il naso. Parlo dell’accoppiamento sessuale col proprio partner. Beh, allora! Bisognava dare un valore di riferimento al numero di “chiavate”. Provenendo dal Sud il termine più diffuso era proprio questo, la chiavata. Dal sostantivo chiave, mettere la chiave nella toppa. Il primo ad usarlo fu Ariosto (peggior di quei che lo chiavaro in croce). L’ha usato anche Dante (ti fia chiavata in mezzo alla testa). Ebbene il X (leggi CHI), è l’unità di misura della CHIavata, nel sistema metrico decimale! Il tempo di riferimento è il giorno. Un X è equivalente ad una chiavata al giorno. Viene da sé, a questo punto, che 1 X è difficile da ottenere in natura. Ed allora abbiamo preso spunto dal Farad, misura della capacità elettrica: in un condensatore di 1 Farad, una carica elettrica di 1 Coulomb, genera una differenza di potenziale di 1 Volt. Il Farad è un grande valore, rispetto ad altre unità standard. Valori tipici sono di solito una frazione di un Farad. Il microfarad è un milionesimo di un Farad, il nanofarad è un millesimo di un microfarad, e un picofarad è un milionesimo di un microfarad. Ci siamo. Anche noi parliamo allora di milliX e microX. Non ridere. E’ facile parlare di milliX, ci si arriva subito. Se ne fate una ogni 3 giorni, il valore della chiavata e di 333 milliX. Una alla settimana, già scendiamo a 142 milliX. Una al mese, 32 milliX. Adesso ridete? State attenti! Si raggiungono subito valori dell’ordine dei microX. All’epoca ci creammo un foglio excel, coi nomi del dirigente responsabile della squadra e di tutti i suoi componenti.Il mattino, quando si entrava in ufficio, l’attore della chiavata lo denunciava al responsabile del file che lo registrava nel database. Ogni tanto uscivano i numeri delle statistiche e la classifica. Era sconcertante e ci si guardava in faccia quando qualcuno di noi entrando diceva: segnane 2, oppure, segnane 3. Se si scendeva col numero di X, bisognava alzare la media con prestazioni multiple.

111. Melange

[Parigi, Dipingere a Montmartre]

 

Il rosso, il bianco e l’azzurro. E poi il rosso sul bianco e ancora tanto bianco; ancora tanto azzurro. Lo sguardo spiazzava in alto per cercare disperatamente lassù qualche appiglio, un aiuto.
Tratto da “Tutti i colori del giorno” di S. Faraoni

110. L’origine du monde

[Dipinto di Gustave Courbet]

 

Questa volta nessuna mia immagine. Questa non è una foto. Questo è un quadro. Un dipinto famoso. Gustave Courbet l’ha dipinto nel 1866 ed è stato subito censurato. Dal 1988 con varie vicissitudini posteriori è esposto al museo d’Orsay a Parigi. A proposito di porco part time, cosa si dovrebbe dire di questo artista? Riporto la recensione dal sito ufficiale del museo. Courbet non ha mai smesso di rivisitare il nudo femminile, talvolta con una vena piuttosto libertina. Tuttavia, in questo quadro, l’artista si abbandona ad un’audacia e a un realismo che conferiscono all’opera un grande potere seduttivo. La descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile non è attenuata da alcun artificio storico o letterario. Grazie al grande virtuosismo di Courbet, alla raffinatezza della gamma delle tonalità ambrate, L’Origine del mondo sfugge allo statuto d’immagine pornografica. La schiettezza e l’audacia di questo nuovo linguaggio non escludono un legame con la tradizione: difatti, la pennellata ampia e sensuale e il ricorso al colore ricordano la pittura veneziana. Del resto, lo stesso Courbet faceva appello a Tiziano e al Veronese, al Correggio e alla tradizione di una pittura carnale e lirica. Questo quadro, finalmente esposto senza veli posti a coprire le parti intime, torna ad occupare il posto che gli spetta nella storia della pittura moderna. Tuttavia, esso continua a porre, in modo inquietante, il problema dello sguardo.
Per vedere le opere dal vivo: Musée d’Orsay
62, rue de Lille
75343 Paris Cedex 07
Francia
tel. +33 (0)1 40 49 48 14

Commento Uno
In questo quadro c’è tutto. Materia e spirito, carne e misticismo. Mi rapisce, per i censori è stato pornografico per me è purezza assoluta. L’unica origine in cui credo, l’unico futuro che mi auguro…

Commento Due
Son tornata al Muse d’Orsay dopo poco più d’un anno quando mi ritrovai, con un balzo, di fronte a quest’opera che, ovviamente non mi avevano mai fatto studiare ma, in modo complice e ridanciano, volevo osservare la reazione del mio fidanzato quando si fosse trovato anch’egli di fronte all’Origine del Mondo” di Courbet… Nulla: le sale di Courbet sono in rifacimento e l’opera è nuovamente oscurata :-(

109. Porco part time

[Sabasan, 11 anni]

 

Sono un porco. Lo ammetto. Oggi l’ho dovuto ammettere. Al mio “amico” collega Marco. Si parla un po’ di più in ufficio in questi giorni d’agosto. Una sigaretta in più, un caffè in più. Tanto Brunetta controlla solo se siamo a casa in malattia! Non gli importa per ora cosa ci facciamo lì dentro! Si parlava del mio post di ieri, Il padre e la madre de li Santi (il pisello e la farfallina). Secondo lui sono stato avventato nel porre tra le etichette le 2 parole chiavi: cazzo e fica. Ma perché avere il pudore di chiamare le cose col proprio nome? Certo, nome volgare, ma volgare vuol dire del volgo, la lingua parlata correntemente dal popolo. Come li potremmo chiamare quando ne parliamo? Coi termini scientifici? Pene, vulva! Penso che ci scapperebbe una risata. Allora il porco Gioacchino Belli ci viene in aiuto raccogliendo i vari modi di dire dialettali. E così é: sono porco! E lo sono anche quando gli ho confessato di copulare. Non solo. Ma sono ancora più porco quando affermo che fare sesso mi piace. Sono strano? Sono diverso dalla maggioranza della gente? Non lo so. So che mi piace e che non lo faccio gratuitamente. È possibile farlo con consapevolezza e farlo “ascoltando” tutte le proprie cellule. Farlo guidando il proprio corpo come se lo si comandasse dall’esterno, posti in una cabina di regia, al di fuori della propria materia. Ma questo lo sappiamo tutti, lo fa la maggior parte degli umani e degli animali. Ma non è bello dirlo. Non è buono. Non è etico, non è morale. Ma è naturale farlo! “E poi, tu, proprio tu, un professionista, un persona integerrima… ”Si io, proprio io, a prescindere dagli aspetti religiosi, sono un porco part time. Nell’altra metà part time sono una persona distinta e “rispettabile”. Non sconvolgiamoci. Abbiamo il coraggio di parlare a noi stessi. Discorrendo di tutto questo, pensavo all’espressione umana di quei due maiali allevati da mio zio, a Notaresco, nella sua fattoria, in provincia di Teramo. Eravamo ragazzini. Era estate. Loro, i porci, facevano i maiali… (i porci comodi loro!). Mangiavano di tutto. Tutto ciò che si porgeva loro. Eravamo arrivati ad offrire dei sassi. Anche quelli furono fagocitati. E poi, il lampo di genio: laviamoli! Si, sono troppo sporchi. Così prendiamo un tubo di gomma. collegamento al rubinetto, e via. Una sana doccia, i porci da grigio curo, per magia, diventano rosa. Andiamo oltre. Laviamo loro anche le orecchie… Uno spasso. Qualche mese dopo mio zio chiamò mia madre, eravamo tornati a Taranto. Uno dei due porci era morto di … bronchite. “Porca” patata! o“Santa patata”!?2

Commento Uno
Mi hai fatto godere, di sane risate. La tua sincerità è da applausi, ti districhi nella materia pruriginosa con maestria. Applausi per Saba! Sui maiali non ho più niente da dire, ho dato

Commento Due
Solo ora ho trovato il tuo commento nel mio blog. E ti rispondo qui. Avevo già letto quello che hai scritto, ma adesso che tu ricolleghi anche questa pagina all’amicizia la rileggo nuovamente. è giusto esser sinceri con gli amici, ma quale delle due metà ha amici sinceri… solo il porco? E poi perché dividere due aspetti della stessa persona? Nel bene e nel male non possiamo essere “mezze” persone. Anche se l’egoismo è l’opposto dell’amore, un amico perfetto non esiste! Ma non si sa mai….

108. La madre e il padre dei Santi, i vari modi di dire pisello e farfallina

[Pelle]

 

Er padre de li santi. Er cazzo se po di’ radica, ucello, cicio, nerbo, tortore, pennarolo, pezzo-de-carne, manico, cetrolo, asperge, cucuzzola e stennarello. Cavicchio, canaletto e chiavistello, er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo, attaccapanni, moccolo, bruggnolo, inguilla, torciorello e manganello. Zeppa e batocco, cavola e tturaccio, e maritozzo, e cannella, e ppipino, e ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio. Poi scafa, canocchiale, arma, bambino. Poi torzo, crescimmano, catenaccio, minnola, e mi’ - fratello - piccinino. E tte lascio perzino, ch’er mi’ dottore lo chiama cotale, fallo, asta, verga e membro naturale. Quer vecchio de spezziale dice priapo; e la su’ moje pene, segno per dio che nun je torna bene. La madre delle sante. Chi vvò cchiede la monna a Caterina pe ffasse intenne da la ggente dotta je toccherebbe a ddì vvurva, vaccina, e ddà ggiù co la cunna e cco la potta. Ma nnoantri fijjacci de miggnotta dimo scella, patacca, passerina, fessa, spacco, fissura, bbuscia, grotta, freggna, fica, sciavatta, chitarrina, sorca, vaschetta, fodero, frittella, ciscia, sporta, perucca, varpelosa, chiavica, gattarola, finestrella, fischiarola, quer-fatto, quela-cosa, urinale, fracosscio, ciumachella, la - gabbia - der - pipino, e la bbrodosa. E ssi vvòi la scimosa, chi la chiama vergoggna, e cchi nnatura, chi cciufèca, tajjola, e ssepportura. 
(Giuseppe Gioacchino Belli)

Commento Uno
Maestro, sei un porco!

107. Decisione

[Salvador de Bahia, Dentro un cortile di una chiesa cattolica]

 

Guardare mi distrugge. Rompo quella lastra con un colpo solo e ancora dolorante mi avvicino a sfiorarti.

106. Tutto in un taglio di capelli. Non ho mai visto l’Italia

[Trieste, vista dalla Napoleonica]

 

Sono appena stato dal barbiere. Non vi offendente se vi chiamo ancora barbieri. Il parrucchiere mi sa di acconciatore di parrucca. Sia dagli uni che dagli altri si parla e si spende il tempo commentando l’aria fritta. È incredibile il numero degli argomenti che si possono toccare in soli mezz’ora. Lo stesso fenomeno ha un solo pari: il treno. In poco tempo puoi raccontare la tua vita. Ma una differenza c’è. Dal barbiere ci torni e lui ti “cura”, ti conosce bene. E può conoscerti meglio del tuo partner. In treno è pari a una botta e via. E quindi sei disposto a metterti a nudo, ad aprire la tua anima. Se ci pensiamo meglio però, l’ultimo baluardo che resiste al cellulare è proprio il locale dove avviene il rito del taglio dei capelli. In treno, puoi scappare, puoi decidere di metterti una cuffietta, puoi usare il pc e parlare al cellulare fracassando l’umore dei tuoi vicini. Dal barbiere sei inchiodato lì. Lui ti prende e ti chiede: come li vuoi? Ed in quel momento devi decidere: tutto, niente, un po’. E la tua decisione influisce sull’estetica dei tuoi rapporti personali. Sulla “presa” che avrai verso i colleghi, gli amici e l’altro sesso, sul fascino dei tuoi prossimi due mesi. Decidi al volo, lui lo sa! E poi ti chiede: come va? E da lì, il volo dell’Enterprise di Star Wars al confronto è un giochetto. Oggi abbiamo parlato di… No! non posso! Elenco lunghissimo. Quello che più mi ha colpito è il fatto che lui, triestino doc, una vita a Trieste, vacanze in Jugoslavia e nell’Europa del Nord non è mai andato oltre Venezia. Non è più tanto giovane. Non conosce l’Italia e non la vuole conoscere. Nel raggio di 500 km si ritrova in località straniere affascinanti. Ma l’Italia non l’attrae. Lui, come quasi tutti i triestini d’Asburgo, pensano che l’Italia sia uno degli stati esteri, quello che confina col piccolo territorio della provincia di Trieste. Perché Monfalcone a 18 km è già terra straniera. Ciao italiani, dal vostro corrispondente a Trieste.

Commento Uno
“Se il tuo mondo si ferma ai tuoi discorsi, se il tuo cielo si ferma al tuo balcone, saranno gli altri a cercarti, a strapparti via dai sogni sarà il presente a chiamarti”. Ho freddo adesso – Diaframma. Dal vostro fido inviato oltre la cortina di ferro di Monfalcone.

105. Danza di vele

[Trieste: Vele in regata]

 

Ritrovo la mia gioia di ieri, oggi, nei tuoi occhi ricolmi di orizzonti limpidi dove ogni vela bianca s’accende d’arcobaleni in fiamme (Tratto da “Ancora vele nei tuoi occhi, amore” Teresa Ferrari)

Commento Uno
Solo le vele dovrebbe solcare il mare. Solo loro che lo sanno sfiorare senza maltrattarlo. Le vele, incorporei pinnacoli aerei, che accarezzano l’acqua come amanti sognanti. La tenue poesia della foto spinge prepotentemente una canzone nella mia testa. Una canzone struggente di Nick Cave tratto dal commovente film / documentario Travelling birds. Una canzone che parla di uccelli, volo, di oceano, di libertà, di appartenenza. Di amore. “Across the oceans Across the seas, Over forests of blackened trees. Through valleys so still we dare not breathe, To be by your side. Over the shifting desert plains, Across mountains all in flames. Through howling winds and driving rains, To be by your side. Every mile and every year for every one a little tear.I cannot explain this, Dear, I will not even try.Into the night as the stars collide, Across the borders that divide forests of stone standing petrified,To be by your side.Every mile and every year, For every one a single tear. I cannot explain this, Dear, I will not even try.For I know one thing, Love comes on a wing.For tonight I will be by your side. But tomorrow I will fly.From the deepest ocean To the highest peak,Through the frontiers of your sleep. Into the valley where we dare not speak, To be by your side. Across the endless wilderness where all the beasts bow down their heads. Darling I will never rest till I am by your side. Every mile and every year, Time and Distance disappear I cannot explain this.Dear No, I will not even try. For I know one thing, Love comes on a wing and tonight I will be by your side.But tomorrow I will fly away, Love rises with the day and tonight I may be by your side.But tomorrow I will fly, Tomorrow I will fly, Tomorrow I will fly”To be by your side – Nick Cave Grazie Saba, mi hai fatto nascere un post. Vorrei essere al tuo fianco.

104. 18 agosto 2008. Cosa hanno in comune Liu Xiang, Aldo Montano, Valentina Vezzali e le nostre ferie

[Trieste, Barcolana]

 

“Sono una bestia da pedana delle finali”, grida euforico Aldo Montano dopo aver strappato alla Russia il bronzo nella sciabola a squadre. E poi esulta gioioso, con la medaglia al collo, sulla pedana mostrando i palmi delle mani unite per far leggere a tutto il mondo televisivo 4 cifre, 0586 che rappresentano il prefisso telefonico di Livorno, è vero, ma è anche il nome del suo ristorante. E lui in quel momento a cosa stava pensando, alla sua Livorno o al suo ristorante? Ed i giornali, precisi, per coloro che non hanno seguito la diretta, hanno stampato su carta e su internet, la sua foto con tanto di numeri in mostra. Come se la vittoria e la medaglia fosse solo la sua e come per “benedire” la pubblicità gratuita che il personaggio si merita. Non capisco. Perché i cronisti pongono a tutti coloro che han vinto una delle 3 medaglie (75, 100, 150 mila euro, non chiamatele più bronzo, argento, oro) questa domanda: e adesso cosa farai? Tutti rispondono, andrò in vacanza. E tutti continuano: 3, 4 mesi in viaggio. Non voglio pensare a nulla e divertirmi. Proprio come facciamo noi comuni mortali dopo un stress psicofisico derivato da un surplus di lavoro… Io ho la fortuna di poter fruire di 28 giorni di ferie e 4 festività soppresse. Non so voi! Liu Xiang si è rotto. Chi è? E’ uno dei 100 mila campioni cinesi, fa i 110 ostacoli. Il titolo del giornale: Liu Xiang, la Cina nel dramma. Va in pista, si fa male e si ritira. Bene, cioè male per lui! Ma voglio dire: e allora? Se ne fa male uno, certo dispiace per il caso umano. Non discuto. Ma che la Cina ne faccia un dramma… Stanno “vincendo” 40 ori, 65 medaglie in tutto, chissà quante saranno alla fine. Hanno lo strapotere su tutti, USA compresi. E tu fai un dramma per una medaglia persa. Questa la dice lunga su come i cinesi siano “nazionalisti” e ossessivamente predominanti su tutti, riguardo gli obiettivi da raggiungere. Vezzali. Vezzali. Ma chi l’avrebbe detto che avrei parlato di te in ben 3 post. Neanche per i miei più cari amici. Ne hai fatta un’altra delle tue per renderti definitivamente antipatica, tu e il tuo fioretto che pure seguo con ardore. Vezzali, Granbassi, Trillini e Salvatori scoprono all’aeroporto la discriminazione. E parte la protesta: “Noi medagliate, loro eliminati e ci trattano così? Il Coni: “Noi paghiamo a tutti la classe economica”. Il calcio e gli altri sport non si amano prima, figuriamoci durante le Olimpiadi. “Non siamo calciatori” è uno dei tormentoni ascoltati in questi giorni, un accenno polemico che significa tutto: non guadagniamo come calciatori, quindi ci devono detassare; non ci alleniamo poco come i calciatori; non siamo viziati come i calciatori; non siamo facce da reality come i calciatori. Insomma una diatriba da tenersi attraverso la platea del media! Non ne possiamo più! Vezzali, torna a casa e va direttamente in vacanza. E restaci!

103. Geometria

[Verona, San Zeno]

 

“O virtù eccelsa, che mi conduci, come tu vuoi, attraverso i cerchi degli empi” presi a dire, “parla ed esaudisci il mio desiderio”. (tratto da Canto X ,Inferno, Divina Commedia, Dante)

Commento Uno
La varietà della lingua italiana…! Altro che la trivialità di certe brutte genti..

Commento Saba
Si può dire qualsiasi cosa, quando si usano i modi adatti. La nostra lingua è ricca grazie al serbatoio degli idiomi locali, i dialetti.

102. 17 agosto 2008. I cinesi modellano i bambini come la plastilina per creare i futuri campioni del mondo nello sport

[Perplessità]

 

Si possono aggiungere parole al titolo? Ci provo. Si può fare una classifica delle violazioni dei diritti umani? In termini negativi, vale di più lo sfruttamento del minore, o di qualsiasi essere umano, per la produzione di articoli commerciali a bassissimo costo, oppure la preparazione sin da piccoli di super atleti per conquistare e fagocitare medaglie olimpiche e primati mondiali? Li possiamo fermare i Cinesi? Ne abbiamo il diritto - dovere? Ma poi mi chiedo: qualcuno ha pensato di fermare noi quando abbiamo violato regole etico - umanitarie? Ci si muove solo per interesse. Petrolio, oro, conquista del mercato commerciale e finanziario. Pensate che gli Stati Uniti d’America volessero fermare Mussolini e Hitler solo per farci un piacere? Oppure volevano sottometterci con il ricatto della gratitudine? Come avrebbero potuto imporre altrimenti all’Europa e al mondo intero la Coca Cola, il Mc Donald, l’Ibm e la Microsoft? Come avrebbero potuto chiederci di seguirli nelle azioni di “pulizia delle dittature” e di “imposizione della democrazia”, assurgendo al ruolo di controllori della libertà e dei diritti umani, in tutto il mondo? E così siamo al loro fianco in guerre dettate solo da interessi economici. Ebbene. Chi deve controllare chi? Chi deve essere il Grande Fratello? Ma vedere questi bambini cinesi “modellati” per conquistare anche il potere sportivo, fa proprio male alla coscienza. Ma siamo degli struzzi! Ci facciamo toccare dalle corde della dignità solo perché si tratta di bambini…


Commento Uno
1.Indignazione, 2.Rabbia, 3.Metabolizzazione, 4.Rassegnazione, 5.Oblio, 6.Consumo. Ammettiamolo: siamo egoisti e insensibili. Le sofferenze altrui, l’ingiustizia ci colpisce. Ma poi sparisce. Velocemente. E noi torniamo al nostro tranquillo idillio dopo 5 minuti di bocca amara. Forse è un meccanismo di autodifesa o forse stiamo perdendo l’umanità che ci contraddistingue. Ma smettiamo di scandalizzarci, è troppo ipocrita. Alla fine stanotte dormiremo benissimo.

101. Oro a Trieste

[Il Castello di Miramare a Trieste, attraverso giochi d’acqua]

 

Ho attraversato tutta la città. Poi ho salita un’erta, popolosa in principio, in là deserta, chiusa da un muricciolo: un cantuccio in cui solo siedo; e mi pare che dove esso termina termini la città. Trieste ha una scontrosa grazia.
(tratto da Trieste, Umberto Saba)

100. Medaglie detassate

[Musicista a Montmartre]

 

Evidentemente la Vezzali sta pensando alla detassazione dei premi, forse ha festeggiato troppo. Giovanni Petrucci, il presidente del Coni si è già esposto. Si può fare. É quasi certo che non pagherete le tasse. Ne ho parlato con il Presidente della Repubblica Napolitano, ha detto.
E brave… E bravi tutti. In questo momento, mentre scrivo loro “fiorettano”, ore 13.06 del 16 agosto 2008. La squadra di fioretto è portata sulle spalle da Ilaria Salvatori che la sta spuntando contro l’ungherese. Una “gregaria” che sostiene le dive Vezzali e Granbassi!Sembrano appagate le nostre e non riescono ad andare in scioltezza verso la medaglia. Devono soffrire. E pensare che recriminano per la decisione del giudice per l’ultima stoccata non accordata nella semifinale che ha negato loro la finale per l’oro. Allez! si sentono gli inviti del giudice… Si susseguono parate e stoccate, luci bianche per la parità, luce verde per noi, luce rossa per l’Ungheria. Ma le tasse per questo bronzo molto sofferto, ma oramai quasi certo, non le vogliamo pagare. 1 minuto e 42 al termine nell’ultimo passaggio della Vezzali. Come finirà? Sono sul 25 a 21… Ma Perché mi inducono a tifare contro? PS: aggiornamento delle 13.17: medaglia di bronzo! Adesso, per favore, detassate tutto. Ne hanno il merito. Grazie Italia dello sport!

99. Nozze audaci

 

[Sposi sul molo Audace di Trieste]

Saprai che non t’amo e che t’amo perché la vita è in due maniere, la parola è un’ala del silenzio, il fuoco ha una metà di freddo.
(Pablo Neruda)

98. Un bacio, un abbraccio. A tutti i miei amici, a Salvatore

[Dalla vetrina di un negozio di Hamburg]

 

Ci sono tanti tipi di amicizie. Siamo indotti a pensare che un rapporto con un nostro simile, che duri più 5 minuti, possa definirsi “amicizia”. Etichettiamo “amici” coloro che per un qualche motivo abbia che fare con noi. Etimologia di “amico”: amicus, amica, dal latino, stessa radice di amare, che si ama, che ama. Aggettivo: accetto, caro, diletto, favorevole, giovevole. Sostantivo: la persona che ama ed è riamata. Orbene! Sapresti a questo punto fare un elenco di quelli che definisci in qualche modo “amico” in questa categoria così speciale e privilegiata? Dal punto di vista cattolico cristiano dovremmo essere tutti Amici, in quanto tutti fratelli di uno stesso Padre. Invece, dal punto di vista strettamente laico, faremmo fatica a contare sulla punta delle dita la quantità di amici presenti nella nostra. Siamo disposti ad amare coloro che definiamo amici? Un’altra riflessione. L’invio di baci e abbracci, quelli fatti via sms, via mail, via WhatsApp. Poi quando si incontra la stessa persona per strada non ti avvicini nemmeno al tuo amico, perché non hai tempo o perché ti assale la pigrizia. Un atteggiamento ipocrita che la spregiudicatezza del rapporto virtuale alimenta. A volte ci sono delle persone che, dopo un convivio, dovendosi congedare, mi salutano dicendomi: un bacio! Tant’è l’abitudine! Ma se sono lì, davanti a te, perché non me lo dai il bacio, poggiando le tue labbra sul mio viso, invece di farmi il gesto con le dita della mano che si allontanano dalla tua bocca? La forza dei rapporti finti e “consumati”, ancor prima di essere vissuti. Si brucia tutto, anche l’amicizia ancora in embrione, la si distorce e la si distrugge. Questi miei pensieri del mattino post ferragostano, in una Trieste a 19 gradi, frizzante e solare, sono dedicati al mio “amico” Salvatore. Un nuovo amico. Non ci siamo mai abbracciati, mai baciati, mai usciti insieme per condividere un evento o un pasto, neanche di lavoro. Eppure è come se ci conoscessimo da tanto. Un divario di età colmabile dall’intelligenza e dalla sensibilità. La stima e l’apprezzamento reciproco per il fervore mentale ed il mondo interiore sono i sentimenti collanti di questa nuova amicizia. La mail e il blog sono i nostri canali di comunicazione, il posto di lavoro è il nostro sito fisico comune. Senza alcun interesse, cosa molto rara dopo la fanciullezza, è pronto a consigliarmi, a spronarmi, a fornire critiche costruttive, a scambiare opinioni di qualsiasi genere, a “linkarmi” nei suoi spazi privati, a chiedermi dettagli. Ed è lui che mi ispira nella realizzazione di alcuni progetti della mia arte. Lo devo anche al suo entusiasmo e al suo incitamento. Una bella scoperta questo nuovo amico, un bel rapporto basato sulla reciproca stima e sul gradimento, senza alcun condizionamento. Grazie Salvatore, amico mio!

Commento di Salvatore
Cosa posso dire? Un pensiero dedicato che un po’ mi imbarazza ma con parole genuine che vanno dritte al bersaglio. E mi fanno un gran piacere. Ci vuole coraggio per esprimersi in maniera così impegnativa, tanto più che la tendenza generale è quella della marmellata: tutti bravi, tutti amici, tutti ladri, tutti stronzi, sempre baci, sempre abbracci. Ci vediamo, ci sentiamo, ci becchiamo. Mettersi a distinguere appare fatica improba e inutile. Meglio nascondere la testa nella nostra falsa società dell’amore dove tutti i colleghi, tutti i vicini, tutti i concittadini sono amici. Io ho pochi amici. Non per scelta. Trovo difficile rintracciare persone che fino in fondo meritano questo appellativo che voglio usare in maniera assolutamente selettiva e ponderata. Ma quei pochi sono le persone vere, sono valori che ti ritrovi sempre. Sono le persone di cui vorresti popolati i continenti e che invece si disperdono nei deserti. A volte metti del tempo per capire che è il vero amico, ma dopo non lo scordi mai. Lo riconosci perché non è uniformato, non si prende sul serio è tollerante ma non ipocrita. Gli amici ti dicono di no, ti criticano, ti sfottono, ridono con te. Esprimono tutto ciò che è negato ai rapporti formali e irraggiungibile ai rapporti superficiali. Ti aiutano a migliorarti perché ti conoscono veramente e hanno la voglia di intuire le tue potenzialità. Un amico deve essere meglio di te e non fartelo pesare. Deve aiutarti perché non può farne a meno ma al momento giusto ti lascia sbagliare se è quello che vuoi. L’amico ti ascolta, non sta a sentire. L’amico ti capisce, non ti giudica e riesce a trovare una ragione per stare dalla tua parte anche quando è complicata e nascosta. “Amicizia” è parola inflazionata in questi tempi moderni che incitano a una serie di rapporti superficiali difficilmente accostabili a un vero rapporto di empatia. Non so come nascono quei complicati e delicati meccanismi di interrelazione che rendono solida un’amicizia. E non volevo fare un’elegia dell’amicizia (dal punto di vista di Salvatore) che invece ho fatto. Volevo solo dirti grazie per questo pensiero amico Saba. Come sai bene quello che hai scritto trova riflesso reciproco nei miei pensieri. Mi sfiora ora un dubbio: forse l’appellativo più adatto per un amico che ha qualche anno di più e molte esperienza metabolizzate da raccontare non sarebbe più corretto chiamarlo Maestro? Ciao Maestro Saba. Salvatore